

Abbiamo scritto a 124 professionisti tecnici di Trentino-Alto Adige e Veneto per fare due domande sul drone. Hanno risposto in 28.
1. Il drone è già dentro.
15 rispondenti su 28 lo usano già, e circa metà di loro non lo possiede: si appoggia a studi e fornitori esterni. Chi ha un mezzo in azienda lo usa per i rilievi semplici e chiama qualcuno quando servono certificazione, sensoristica o autorizzazioni. Il discorso « conviene iniziare a usare il drone » è finito. Resta aperto chi lo fa, e su cosa.
2. Il rilievo domina.
Su 38 aree di interesse indicate, 15 sono rilievi topografici, ortofoto e modelli 3D. Le ispezioni tecniche e termografiche seguono con 8. Il trasporto di materiali ne raccoglie una, pur occupando sempre uno stand in fiera.
3. In agricoltura c’è una distinzione che quasi nessuno fa.
Tre agronomi su cinque ci hanno parlato di droni per distribuire prodotto. Sono due cose diverse. I fitosanitari da drone oggi non si possono distribuire: l’articolo 13 del D.Lgs. 150/2012 vieta l’irrorazione aerea e la sperimentazione aperta dalla legge 182/2025 attende ancora il decreto attuativo. Fertilizzanti, corroboranti, sostanze di base, insetti utili e vernici ombreggianti per le serre invece si distribuiscono già oggi, perché non sono fitosanitari e fuori da quel divieto.
E resta l’osservazione, che non ha mai avuto limiti: mappe NDVI, stress idrico, fallanze, stima delle superfici.
Grazie a chi ha risposto. Il report completo è a disposizione: richiedilo nei commenti o in DM.
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23 Septembre 2026 à 10h19
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